Hikikomori – Le isole umane

Venni a sapere degli hikikomori verso la fine degli anni 90 leggendo un articolo chissà dove. Mi colpì questa forma di disagio degli adolescenti giapponesi. Isolarsi completamente dal mondo esterno per mesi,a volte per anni,rinchiusi volontariamente,auto confinati nella loro stanza senza nessun contatto con l’esterno tranne la Rete per mezzo della quale poter costruire legami che mettono al riparo da ogni sguardo,che non mette in gioco il proprio corpo,che tiene lontani da ogni confronto. Un legame intimo e disperato quello con la Rete,fonte di una solitudine che genera altra solitudine ma che molto spesso rappresenta l’unico mezzo per entrare in contatto con gli hikikomori,l’unica strada da dove può arrivare la salvezza. Col terapeuta che usa una chat per poter dialogare.
Hikikomori vuol dire letteralmente “isolarsi”,un auto esilio dettato da un grande senso di vergogna che l’hikikomori prova per aspettative di vita disilluse,perchè il confronto con la vita reale rispetto a quello che ci si aspetta è un’altra cosa. Il tutto calato nel contesto di una società,quella giapponese, caratterizzata da un contesto familiare in cui la figura paterna è assente e da una figura materna iperprotettiva e dalla forte pressione che viene esercitata dall’esterno della famiglia,da una società che spinge in maniera forsennata all’autorealizzazione ed al successo personale. Di fronte al crollo di queste aspettative subentra il rifiuto sociale estremo,con tutto quello che ne consegue. Si fa crack…. si diviene un hikikomori.
Si azzera ogni forma sociale compresi i rapporti familiari “Essi sono soliti pranzare e cenare nella propria stanza con un vassoio passato dal genitore attraverso la porta appena socchiusa e si recano in bagno con percorsi che, per tacita intesa familiare, vengono lasciati il più possibile non frequentati. Si interrompe ogni rapporto con il mondo della scuola, dell’università o del lavoro” (U. Mazzone, 2009).
Molto spesso si dorme di giorno e si vive di notte,alcuni escono proprio durante la notte,proprio per non incontrare nessuno,per non sentirsi diversi,per non vergognarsi davanti agli altri.
“Di fronte agli ideali di perfezione che vengono ulteriormente sottolineati dai mass-media il ragazzo fragile, che scarseggia di autostima si sente terribilmente inadeguato. Se l’idealizzazione è troppo elevata infatti non basta più essere carini o un pò sopra le righe, occorre essere perfetti e ogni valutazione che non corrisponde alla perfezione si traduce in bruttezza” (Spiniello, Piotti, Comazzi).
Di fronte a tutto ciò c’è una sola via d’uscita (oltre al suicidio) l’auto esclusione sociale.
Negli ultimi anni sono nate in Giappone delle organizzazioni private che dietro un congruo pagamento e la firma di un contratto da parte di genitori disperati,si incaricano di fare uscire l’hikikomori dalla sua stanza,con le buone o con le cattive. Vengono letteralmente prelevati con la forza e portati in luoghi completamente isolati senza i loro effetti personali,senza il telefono. Tenuti in strutture spoglie e lontani da casa per mesi nell’illusione di far recuperare l’indipendenza ai propri figli.

Cito da http://www.hikikomoriitalia.it/ :

Ho avuto recentemente uno scambio di mail con Vosot Ikeida, membro dello staff di Hikikomori News, il quale mi ha parlato proprio di questo fenomeno. Vi riporto le sue parole:

Si tratta di professionisti che ricevono decine di migliaia di euro da parte delle famiglie di ragazzi hikikomori. Il loro obiettivo è quello di persuadere il ragazzo a uscire dalla stanza e portarlo a frequentare un centro riabilitativo.
Inizialmente usano dei trucchetti psicologici, ma quando questi non funzionano, buttano giù la porta della stanza dove l’hikikomori si è rifugiato e lo portano fuori con la violenza.
I loro centri riabilitativi sono spesso dispersi tra le montagne oppure oltremare, in modo che gli hikikomori non possano scappare facilmente.
Questo business è iniziato circa 10 anni fa e sta crescendo rapidamente. Hanno anche già dei contatti all’estero.”

Già,perché negli ultimi anni il fenomeno hikikomori si sta diffondendo negli Stati Uniti ed in Europa ed al dramma di una solitudine auto imposta si aggiunge una violenza legalizzata a brutalizzare ulteriormente ciò che è già di per sé brutale.

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2 pensieri su “Hikikomori – Le isole umane

  1. Credo che un certo numero di noi sfiori spesso l’incubo, quello che riporti qui. Diamo al virtuale un sopravvalore che esso non merita e su di questo costruiamo falsi rapporti sociali e interlocutori. Equivoci solitudine e su di essi può accadere che si speciali economicamente e questa mi sembra la cosa più incredibile.

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  2. Se si vede l’hikikomori non solo dal punto di vista strettamente legato al totale autoisolamento,possiamo notare che il fenomeno è molto più ampio. C’è chi finisce di lavorare e si chiude in casa senza avere nessun altro contatto sociale,c’è chi non ha alcun rapporto sessuale con altre persone,e via dicendo. La società dei consumi,specula ed ingrassa sui drammi,non da oggi.

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