Hiroshima mon amour

“Hiroshima non amour” è un film diretto nel 1959 da Alain Resnais in cui si racconta la storia amorosa tra un’attrice francese, giunta in Giappone ad Hiroshima per lavorare ad un film, ed un architetto giapponese.
Tutto sembra promettere l’inizio di una grande storia d’amore ma improvvisamente iniziano ad emergere ed affacciarsi i fantasmi e gli orrori del passato della donna (un amore impossibile tra lei ed un soldato tedesco durante la seconda guerra mondiale, che si conclude con la morte dell’innamorato) Tutto questo si svolge sullo sfondo del dramma della città di Hiroshima che paga le conseguenze della bomba atomica.
Capolavoro assoluto della Nouvelle Vague il film fu sceneggiato dalla scrittrice Marguerite Duras, per il quale fu candidata all’Oscar per la sceneggiatura. Quello che voglio condividere è lo straordinario, meraviglioso monologo iniziale del film.


” Anch’io, come te, ho provato a lottare con tutte le mie forze contro l’oblio. Come te, ho dimenticato. Come te, ho desiderato avere una memoria inconsolabile, una memoria di ombre e di pietra.

Ho lottato da sola, con tutte le mie forze, contro l’orrore di non poter più capire il perché del ricordo. Come te, ho dimenticato…

Perché negare l’evidente necessità della memoria?

…Ascoltami. Io lo so. Tutto ciò si ripeterà.

Duecentomila morti.

Ottantamila feriti.

In nove secondi. Queste cifre sono ufficiali. Tutto ciò si ripeterà.

Ci saranno diecimila gradi sulla terra. Diecimila soli. L’asfalto brucerà.

Un disordine profondo regnerà. Un’intera città sarà sollevata da terra e ricadrà in cenere…

Nuove vegetazioni sorgono dalle sabbie…

…Quattro studenti aspettano insieme una morte fraterna e leggendaria.

I sette bracci della foce a delta del fiume Ota si svuotano e si riempiono alla solita ora., più esattamente, alle solite ore, di un’acqua fresca e pescosa, grigia o blu secondo l’ora o la stagione. La gente non guarderà più, lungo le rive fangose, il risalire lento della marea nei sette bracci della foce a delta del fiume Ota.

Io t’incontro.

Mi ricordo di te.

Chi sei?

Tu mi uccidi.

Tu mi fai del bene.

Come avrei potuto immaginare che questa città era fatta proprio per l’amore?

Come avrei potuto immaginare che il tuo corpo era fatto proprio per il mio?

Tu mi piaci. Che avvenimento. Tu mi piaci.

Che lentezza improvvisa.

Che dolcezza.

Non puoi sapere.

Tu mi uccidi.

Tu mi fai del bene.

Ho ancora tempo.

Ti prego.

Divorami.

Deformami fino alla bruttezza.

Perché non tu?

Perché non tu in questa città e in questa notte tanto simile alle altre al punto da potersi sbagliare?

Ti prego…

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