Intervista a Bellinverno

– Buongiorno sig. Bellinverno. Come concordato siamo qui per farle l’intervista che lei gentilmente ci ha concesso.
“Buongiorno a voi, non vi aspettavo così presto, cioè non aspettavo nessuno e mi pare di non avervi concesso nessuna intervista perchè nessuno mi ha mai chiesto di intervistarmi. Vi siete semplicemente presentati qui da me, ma visto che oramai ci siete…”

– Ah bé, era per darci un tono. Ma iniziamo pure con le domande. Cosa la emoziona più di ogni cosa?
Non mi è mai importato nulla dei toni.
Non c’è una cosa che in assoluto mi emoziona di più rispetto ad altre. E’ questione di momenti quotidiani e periodi di vita. A volte, spesso, semplicemente mi invento le cose che mi emozionano. Penso ad una ballerina cieca che balla in un bosco di castagni vittima della mancata considerazione di un amante. Si è accecata per non vedere il dolore di un figlio pur di mantenere quella di un uomo di cui ha oramai perso lo sguardo. Desiderio, castrazione, angoscia. L’ambivalenza dell’accecamento. Una sorta di disperazione (cieca appunto) in cui tutto è femmina e non potrebbe essere altrimenti. Non avrebbe la stessa valenza emozionale. Cosa è il linguaggio del desiderio femminile se non una prigione da cui non vorresti uscire. Solo un’intervista di Alda Merini può eguagliare la potenza di tutto questo.

– Un pò arzigogolata e confusionaria la cosa. Ma perchè proprio un bosco di castagni?
Il bosco di castagni è il luogo perfetto dove si situa il mio immaginario, anzi dove origina. Dal castagno si produce un miele dal sapore amarognolo che stimola il sogno. Mi ricorda il profumo della corteccia degli alberi, quelli di un bosco appunto. E poi le api, signore di ogni cosa lì nel bosco. Senza di loro non ci sarebbero i fiori e senza i fiori niente miele. E poi quelle bellissime radure in cui le upupe fanno i loro bagni di sole fino a sera. E ancora una giovane ragazza che non sa da dove viene mentre si dondola su un’altalena in attesa che le cose succedano. Quell’altalena simboleggia la ricerca del padre ed allo stesso tempo quell’oscillare nello spazio richiama l’esser cullati dalla madre. E’ l’aioresis De Martiniana de “La terra del rimorso” Basta andare a leggersi una breve esegesi dello splendido mito di Origone per averne comprensione.
Per non parlare delle lucciole, talmente brillanti da illuminare il viso e lo sguardo di una strega mentre insegna il linguaggio del bosco al suo amante. O ancora una creatura autoreclusa nel sottosuolo mentre instancabile lavora col suo arcolaio e il suo aspo. Chissà perché. L’arcolaio serve per disfare le matasse, l’aspo per costruirle.

– Un bosco densamente popolato direi. Cosa le piacerebbe avere fuori dal suo giardino?
“Una luna gialla”

– Perché?
“Per sentirmi meno solo”

– Quale è la frase che più la rappresenta?
“Un antico detto latino. Fortiter in re, soaviter in modo. In sostanza con forza, con dolcezza nel modo”

– Cosa farà oggi di bello?
“Porto fuori Betulla, la cagnolina che vive con me.

– Ah che carina. Ma dove l’ha presa?
“Non l’ho presa, semplicemente si è unita al mio cammino per fare un pezzo di strada con me. E’ sbucata da dietro un castagno e ora è qui. Quando deciderà di andarsene so che se ne starà in giro nel bosco. Correrà tentando di catturare una upupa e dormirà ai piedi di un albero. Mi aspetterà e ci reincontreremo di sicuro.

– Bene. Allora buona giornata sig. Bellinverno. Alla prossima intervista.
“Buona giornata a voi. La prossima volta chiedete però, altrimenti non potrò concedervela.

2 pensieri su “Intervista a Bellinverno

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