Non rimandare l’esistenza a dopo

«Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie».
Queste sono le parole che Andrè Gorz dedicò a Dorine,la sua amata,contenute in un libro che scrisse in luogo della di lei malattia,una di quelle malattie degenerative,una di quelle malattie da cui non si torna più indietro…
Andrè Gorz nato a Vienna nel 1923,filosofo e giornalista francese,figlio di un commerciante e di una impiegata. Fu spedito da sua madre a studiare in Svizzera per evitargli il reclutamento nell’esercito tedesco.L’incontro con Sartre a 23 anni segnò la sua formazione intellettuale.
Trasferitosi a Parigi iniziò la sua formazione giornalistica e la sua crescita intellettuale che lo portò ad abbracciare un credo esistenzialista ed individualista nei confronti di quelli che erano i sistemi sociali che lo portarono a scrivere dei saggi nei quali metteva al centro del suo pensiero la questione dell’autonomia individuale,anticipando così quella che sarebbe stata l’importanza dell’autonomia individuale nei confronti dei grandi cambiamenti collettivi. La sua dimensione intellettuale,nel tempo,assunse valori tali da oltrepassare la sfera intellettuale e tracimare nella dimensione politica ponendo le basi per quella che sarà la sinistra sindacalista italiana.
Fu poi segnato profondamente dalle contestazioni sessantottine che denunciavano come le varie forme istituzionali limitassero la libertà umana,mettendo al centro della sua attenzione il pensiero di Ivan Illich uno scrittore storico e filosofo austriaco teorico della società conviviale. Entrò così in rotta di collisione col giornale con cui collaborava da tempo (Les Temps Modernes) e del quale ne aveva assunto la direzione editoriale. La sua evoluzione del pensiero lo portò poi ad assumere una posizione radicalmente ecologista giocando un ruolo molto importante per  l’evoluzione del movimento ecologista attraverso una serie di suoi scritti e saggi fino ad arrivare ad assumere una concezione nettamente anticapitalista teorizzando una «rivoluzione ecologica, sociale e culturale che abolisca le costrizioni del capitalismo».
Gli anni 80 furono caratterizzati dalla rottura coi movimenti esistenzialisti sartriani,col pensiero marxista ed infine col movimento pacifista quando,in occasione dello schieramento dei missili americani in Germania Ovest,non si oppose ma anzi affermò che essi avevano “messo la vita al di sopra della libertà”.
Nel Novembre del 2007 pone fine ai suoi giorni all’età di 84 anni suicidandosi insieme alla adorata moglie Dorine
Quella di Andrè Gorz fu una figura di spicco nel panorama filosofico e politico del 900,un uomo dalla caratura intellettuale enorme ma che nulla sarebbe stato se non avesse avuto al suo fianco Dorine,la donna che ha amato per tutta la sua vita,al di là della filosofia,di Sartre, dell’esistenzialismo,dei saggi,dell’ecologismo,del 68,del giornalismo,della politica, dei missili americani…
Le dedicò un libro “Lettera a D. Storia di un amore” che ripercorre a ritroso la loro storia e conoscenza. Scritto con una tenerezza e una intensità tale da sentire quasi il tocco delle parole sulla pelle.
Non si può comprendere la vita e l’opera di un personaggio del genere senza aver letto le straordinarie parole che ha dedicato alla sua amata.
Quando si accorse che una malattia degenerativa gliela stava portando via decise di suicidarsi con lei nel loro appartamento.Appese semplicemente un pezzo di carta fuori dal portone di casa con scritto “chiamate i gendarmi”.

«Ciascuno di noi vorrebbe non sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme».

André Gorz “Lettera a D. Storia di un amore”

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Un pensiero su “Non rimandare l’esistenza a dopo

  1. L’amore. Per la vita, per l’amore, per se stessi da donare agli altri. Ma anche l’amore come esperienza di vita e stimolo enorme per continuare a credere in qualcosa di più alto. La filosofia e l’impegno politico, gestiti con la presenza di un amore condiviso sono tutt’altra cosa.
    Mi ha fatto impessione l’incipit della lettera d’amore, quei 46 chili scarsi di corpo umano in disfacimento perchè mi è capitato di pensare all’estetica dell’amore che si confronta con la crudezza organica della vita. Una donna giovane e bella è facile da amare, seguirla nell’essenza dell’amore quando il quadro cambia è molto più difficile, la discriminante sta lì, è quello il confine da superare, il gesto emozionale con cui confrontarsi. Chiamare i gendarmi serve solo a quelli che restano, per chi ama o ha amato veramente c’è solo da condividere la letteratura della vita.

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