Lettera ad una Betulla

15 Gennaio 2017,le 6:00 di mattina. Finalmente trovo il benzinaio in periferia dove mi era stato detto che di lì a poco sarebbe arrivato il furgoncino che ti portava qui. Il cielo scuro,scurissimo,un plumbeo figlio della notte che testardamente non vuole lasciare posto al giorno. Freddo e cocciuto come un inverno che sa spiegarti bene quanto sa essere duro. Parcheggio in una piccola area di sosta illuminata e mi accorgo che il furgoncino bianco è già lì,il conducente è in piedi fuori che parlotta con qualcuno. Mi avvicino con le mani nelle tasche del cappotto mentre guardo da un’altra parte aspettando il mio momento. Continuo a fissare la volta notturna e pulita alla ricerca di un barlume di giorno ma ancora niente. Due o tre minuti ed il vociare accanto al furgoncino è finito,mi avvicino cercando lo sguardo dell’autista,un ragazzo magro e svelto dai capelli lunghi e dallo sguardo stanco. Ho in mano la mia carta d’identità e il foglio che ho appositamente stampato,ci sono scritte le tue generalità,lui lo guarda e acconsentendo borbotta qualcosa avvicinandosi allo sportello del furgoncino. Apre la porta scorrevole e ci si infila dentro fino alle spalle per riemergerne con una massa informe nera ed immobile fra le mani,ti tiene delicatamente accarezzandoti ed io protendo istintivamente le mie mani per prenderti ma lui si ritrae lievemente “so che adesso vorresti farla sgambare un pò,è normale,vogliono farlo tutti ma c’è sempre il pericolo che possa scapparti e qui siamo vicini ad una strada…. te la appoggio io direttamente in macchina poi a casa la farai camminare un pò,è per la sua sicurezza” dice con fare gentile ma con un tono tirato,quello di chi non dorme da un bel pò ma sa anche che ha ancora altro da fare,e così apre lo sportello posteriore della macchina e ti depone mentre resti lì immobile. Mi fa firmare un paio di fogli e risalgo in macchina,a guidare c’è un amico,io mi siedo dietro accanto te, massa informe che continua a restare immota,ti appoggio una mano sul dorso,mi accorgo che sei calda e che respiri,dormi stremata dal viaggio,dalla fame e dalla sete. Avevo sentito dire che in previsione del viaggio non vi nutrono altrimenti sarebbe un pò problematico per voi e per il conducente. Passano cinque minuti e mi accorgo che puzzi terribilmente. No,l’aggettivo terribile non va bene,stuzzicato da quel fetore intenso penso ad altri aggettivi: Ripugnante? Nauseante? Disgustoso? Immondo,repellente,laido,spregevole ributtante…. in realtà vanno bene tutti e tutti insieme. Ma la mano no,non la ritraggo,è sempre lì appoggiata sul tuo dorso e non ho mai pensato per un momento di toglierla. Nel silenzio della via del ritorno a casa penso a te,prima avevi le cure di alcune persone e la compagnia di altri esseri come te,ora hai solo me e nessun altro e sarò io e solo io a decidere i tuoi pranzi,le tue cene,le tue passeggiate,le tue cure e tutto il resto. Ti osservo macchietta nera e penso “Betulla,forse non hai fatto un buon affare…”
Intanto finalmente il firmamento comincia a schiarire regalando la promessa di un cielo terso che molto probabilmente non sarà mantenuta,arriviamo sotto casa e saluto l’amico. Ti porto in braccio e mentre salgo le scale penso al fatto che non ti ho ancora guardato il musetto con quella bellissima striscetta bianca che ti passa in mezzo agli occhi attraversandoti la fronte. Penso anche che più tardi ti farò un bagno caldo e che ho già pronto il tuo shampoo.
Apro il portone e ti appoggio per terra vicino ai miei piedi,ti metti seduta ed alzando lo sguardo mi fissi,io faccio altrettanto,siamo due bestie che si stanno riconoscendo e compenetrando,ognuna persa nello sguardo dell’altra. Non diciamo niente e non emettiamo nessun verso,ci guardiamo e basta. Quindici secondi fermi così e la magia è compiuta…. ora ci apparteniamo…. ed è arrivato il turno delle crocchette,le mangi con avidità. La stessa avidità con la quale mi chiedi le coccole anche adesso a distanza di sei mesi esatti.
Però chissà perchè,penso sempre al fatto che in foto prima di adottarti non puzzavi in quella maniera,proprio no.Benvenuta Betulla.

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4 pensieri su “Lettera ad una Betulla

  1. A dirla tutta ancor prima che arrivasse avevo deciso di chiamarla Estate,infatti la sua medaglietta riporta ancora quel nome. Poi ho optato per Betulla perchè guardandole il musetto ho pensato che le stava meglio. Potrei leggere questo racconto?

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