Alekos

Alexandros Panagulis è stato ed è considerato un eroe nazionale del suo paese,la Grecia.
Fu un attivista,un rivoluzionario,un intellettuale che combattè la dittatura di Georgios Papadopoulos altrimenti detta “la dittatura dei colonnelli” a cavallo tra gli anni 60 e 70.A causa del suo fallito attentato al dittatore Papadopoulos fu imprigionato umiliato e torturato a lungo nel tentativo di demolire e sfibrare la sua determinazione nella lotta per la restaurazione della democrazia.Fu poi liberato in seguito alle varie pressioni internazionali ricevendo una grazia che non aveva mai chiesto.
Quella di Panagulis detto anche Alekos è stata una vita all’insegna del coraggio e del disprezzo totale nei confronti di qualsiasi dittatura,ha fatto una vita a dir poco avventurosa.Dopo il colpo di stato del 1967 disertò il servizio militare fondando l’organizzazione “resistenza greca”.Si autoesiliò a Cipro dove preparò l’attentato a seguito del cui fallimento fu arrestato e sottoposto a torture fisiche e mentali poichè rifiutò la collaborazione con la giunta militare.Fu condannato a morte e poi gli fu sospesa la pena,fu processato e resta tuttora memorabile la sua difesa in tribunale con la quale rivendicò la paternità del tentato tirannicidio:
<< Chiaro che accetto l’accusa. Non l’ho mai respinta, io. Né durante l’interrogatorio né dinanzi a voi. E ora ripeto con orgoglio: sì, ho sistemato io gli esplosivi, ho fatto saltare io le due mine. Ciò allo scopo di uccidere colui che chiamate presidente. E mi dolgo soltanto di non esser riuscito ad ucciderlo. Da tre mesi quella è la mia pena più grande, da tre mesi mi chiedo con dolore dove ho sbagliato e darei l’anima per tornare indietro, riuscirvi>>
(discorso citato da Oriana Fallaci nel suo libro Un uomo)
Riuscì ad evadere di prigione,fu ripreso ma nuovamente tentò di scappare facendosi scoprire.Si decise allora di punirlo in maniera ancora più violenta e pesante rinchiudendolo in una cella seminterrata di due metri per tre,si tentò perfino di provocarne la morte accidentale con un incendio nella sua cella.
Passò tre anni mezzo in quella che lui definiva “tomba” ma non si arrese mai nemmeno per un attimo,nulla potè scalfire le sue convinzioni libertarie e tentò ancora più volte di scappare.In quegli anni non fece altro che prendersi gioco del direttore del carcere ogni giorno della sua prigionia resistendo a qualsiasi umiliazione e pestaggio che subiva.
Fu poi liberato in seguito ad una amnistia che lui comunque dichiarò di rifiutare per non dare una parvenza di democrazia al regime dittatoriale.Fu subito dopo la sua liberazione che conobbe la giornalista Oriana Fallaci con la quale ebbe una incredibile storia d’amore.
Nel 1974 la giunta militare abdicò e furono indette elezioni a cui Panagulis partecipò poichè comprese che la lotta per la democrazia doveva essere combattuta dall’interno.Come deputato proseguì la lotta nei confronti di quei politici che avevano fiancheggiato il regime dei dittatori.Riuscì perfino a ottenere le prove di collaborazione col vecchio regime dell’allora ministro della difesa e di altri deputati.Fu oggetto di intimidazioni e minacce di morte per mesi fino a quando nella notte del 30 Aprile del 76 rimase vittima di un misterioso incidente automobilistico.L’inchiesta ufficiale affermò che fu una svista dello stesso Panagulis,ma una perizia di esperti italiani concluse che fu vittima di due speronamenti.
Alekos Panagulis fu anche scrittore e poeta e spesso,durante la sua detenzione,scrivere lo aiutò a sopravvivere.Scrisse perfino col suo sangue sulle pareti della sua cella poichè fu più volte privato di carta e penna.

« Se per vivere, o Libertà / chiedi come cibo la nostra carne / e per bere / vuoi il nostro sangue e le nostre lacrime, / te li daremo / Devi vivere »
(Alekos Panagulis, Devi vivere)

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