«Ammazzateli tutti, Dio riconoscerà i suoi» Ovvero come trucidarne 20.000 invece di 500

Arnaud Amaury, o Amalric in italiano noto come Arnaldo Amalrico o Arnaldo di Citeaux fu nella prima metà del 1200 il legato di Papa Inocenzo III e poi dallo stesso, incaricato di reprimere l’eresia catara. Essendo andati male i tentativi di scacciare i catari dalla terra di Occitania attraverso espulsioni e deposizioni di ecclesiastici sospetti,Innocenzo III organizzò una crociata per spazzare via con la forza gli eretici.
Fu in quell’occasione che,quando al legato pontificio fu chiesto come riconoscere gli eretici catari fra alcune persone rifugiatesi in una chiesa,lui rispose «Ammazzateli tutti, Dio riconoscerà i suoi»

Ma facciamo un passo indietro elencando innanzitutto i personaggi della vicenda:

Innocenzo III – Papa
Arnaud Amaury abate di Cîteaux e legato pontificio di Papa Innocenzo III
Pietro di Castelnuovo – Religioso francese cistercense,legato straordinario di Papa Innocenzo III
Domenico di Guzman – Missionario e fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori
Raimondo VI di Tolosa – Conte di Tolosa,detto anche Raimondo il Vecchio
Filippo Augusto – Settimo re di Francia della dinastia Capetingia

Il catarismo fu un movimento cattolico cristiano diffusosi soprattutto tra il 1100 ed il 1200 nei Balcani,in Italia e prevalentemente in quella regione della Francia chiamata Linguadoca,terra di lingua occitanica e di Amor Cortese. Fu proprio in questa regione che i catari conobbero un periodo di potere ed indipendenza beneficiando dei cospicui lasciti dei signori del luogo e godendo di una certa libertà di predicazione nei villaggi della zona arrivando a dirigere conventi e perfino ad indire un proprio concilio ed istituire alcune diocesi. Insomma si governavano letteralmente da soli infischiandosene bellamente dei dettami del vaticano e della Santa Romana Ecclesia tutta.
Chiesa di Roma che,da par suo,da anni tentava di contrastare i fastidiosi catari in quella regione d’Europa attraverso l’invio di legati pontifici che avevano il compito di disquisire e dibattere con i “perfetti catari” allo scopo di portare dalla loro parte i seguaci della parte ritenuta eretica. Tentativi che non riuscirono mai a risvegliare la passione popolare per diversi motivi tra cui l’enorme influenza che avevavo i catari sia sulle persone di basso ceto sia sui nobili potenti della zona tra cui Raimondo VI di Tolosa,di cui parlerò in seguito. Per non parlare di come questi legati pontifici si presentavano dinanzi al popolo,sui loro cavalli ben bardati e con le loro scorte ed i loro vestiti puliti che facevano da contrasto con i poveri popolani di quei luoghi vestiti di stracci,affamati e già vessati dalle gabelle imposte dai potenti,oltre al fatto che i catari proprio come dottrina avevano il rifiuto dei beni materiali e di tutte le espressioni della carne « La proprietà privata era rifiutata come elemento del mondo materiale. I “perfetti” non potevano avere alcuna proprietà individuale. I catari godevano di una certa influenza negli ambienti più diversi, anche in quelli più elevati. Si narra che il conte Raimondo VI di Tolosa tenesse al suo seguito alcuni catari, dissimulati tra gli altri cortigiani, perché in caso di morte improvvisa gli potessero impartire la loro benedizione. »  (Capitolo II, Il socialismo nelle eresie del volume Il Socialismo come fenomeno storico mondiale, di Igor Safarevic)
Fu alla luce degli scarsi risultati ottenuti dai legati papali che in quegli anni arrivò in Linguadoca Domenico di Guzman, predicatore spagnolo che si presentò alla corte di Papa Innocenzo III supplicandolo di essere inviato ad evangelizzare i cosiddetti popoli pagani,ma Innocenzo penso bene di sfruttare lo zelo religioso di quel giovane verso quegli eretici che tanti problemi gli davano e così il missionario Domenico giunse in quelle terre nel 1206 e rimanendovi per oltre 10 anni. Domenico,un cristiano dalla fede entusiasta e sincera (e diciamolo pure,un pò ingenuo) si prodigò alla causa sin da subito cercando di convertire gli eretici attraverso riconciliazioni,colloqui privati, trattative,opere di persuasione. Ma i testardi occitani proprio non volevano sentire le ennesime prediche dell’ennesimo campione inviato dalla chiesa e così si rese ben presto conto che,se voleva ottenere qualche effetto,avrebbe dovuto lui stesso dare l’esempio e che proprio come la gente del luogo avrebbe dovuto vivere in povertà ed umiltà. Se ne andò quindi a vivere in solitudine in una dimessa e modesta casetta in condizioni talmente povere ed umili che pochi erano quelli che resistevano al suo fianco. Cosa che lo portò dieci anni dopo a fondare l’Ordine dei Frati Predicatori, Domenico non ebbe comunque il tempo di ottenere i risultati sperati perchè nel 1208 Pietro di Castelnuovo,legato cistercense di papa Innocenzo III fu assassinato da mano ignota ed il corpo ritrovato vicino ad una abbazia situata nelle terre di Raimondo VI.Figura particolare rispetto alla realtà del luogo. Un nobile dalle idee liberali che arrivò perfino ad incoraggiare l’eresia oltre ad estendere le esenzioni fiscali nel suo potentato,che se infischiava altamente dei legati papali e che non si fece convincere (in un primo tempo) ad abbandonare l’eresia catara,cosa per la quale fu scomunicato nel 1207 dallo stesso Pietro e che in seguito a quella scomunica scese ad un compromesso di comodo promettendo di sottomettersi ai voleri del vescovo di Roma. Ma l’anno dopo Pietro di Castelnuovo fu appunto assassinato. Un cadavere che cascava proprio a fagiolo considerando la situazione,perchè Arnaud Amaury,altro legato pontificio scaltro come una volpe,fece convenientemente ricadere la colpa su Raimondo VI che fu definitivamente scomunicato e i suoi vassalli sciolti dal vincolo di obbedienza verso colui che fino a quel momento era stato il loro signore. Fu il pretesto perfetto per scatenare una vera e propria crociata contro gli albigesi. Ecco quindi comparire una infuocata bolla papale,preparata per l’occasione e che incitava a liberare dall’eresia quelle terre. Fu così chiesto a Filippo Augusto Re di Francia di guidare la crociata in Linguadoca,cosa che Filippo rifiutò perchè da sempre mal sopportava le ingerenze della Chiesa nelle sue terre e poi perchè mai avrebbe dovuto interferire presso dei nobili che non erano suoi vassalli? Ma disse anche che se Raimondo VI Conte di Tolosa fosse stato riconosciuto eretico allora “saprò come comportarmi”,cosa che avvenne puntualmente perchè fu riconosciuto colpevole di eresia dal concilio lateranense del 1215.
Filippo però,ad ogni buon conto,concesse furbescamente ai suoi vassalli di partecipare alla crociata che a quel punto fu capeggiata da Arnaud Amaury,l’abate legato pontificio che fece passare per assassino Raimondo VI,e da altri due personaggi che miravano al loro tornaconto. Nel Giugno del 1209 la crociata contro i catari partì e contava fra le sue fila anche Raimondo VI che nel frattempo dopo essersi reso conto che non sarebbe riuscito a mettere insieme una coalizione in grado di contrastare i crociati,aveva messo in piedi una trattativa con Innocenzo III facendo ritirare la scomunica a patto di combattere i catari. Le truppe si attestarono alle porte della piccola cittadina di Béziers dirette verso Albi e Carcassonne dove le comunità catare si erano per la maggior parte rifugiate. Dopo averla circondata chiesero che i catari fossero tratti fuori dalle mura cittadine ma dopo aver ricevuto un secco rifiuto la misero d’assedio,un assedio che durò pochissimo perchè in seguito ad un tentativo di sortita degli abitanti i crociati penetrarono in città facendo una carneficina sebbene i rifugiati catari non contassero più di 500 fedeli. Fu in questa occasione che Arnaud Amaury,interpellato da un soldato su come distinguere gli eretici catari dagli altri,si racconta che proferì la frase “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi“.
Testimonianza diretta dello stesso Arnaldo di Cîteaux, che in una lettera al papa Innocenzo III dell’Agosto 1209 così scriveva (Migne, Patrologia Latina CCXVI, col. 139C):
«quasi sub duarum vel trium horarum spatio, transcensis fossatis ac muro, capta est civitatis Biterrensis, nostrique non parcentes ordini, sexui vel aetati, fere viginti milia hominum in ore gladii peremerunt; factaque hostium strage permaxima, spoliata est tota et succensa, ultione divina in eam mirabiliter saeviente».
Traduzione: «Nello spazio di circa due o tre ore, dopo aver superato i fossati e le mura, la città di Béziers fu presa e, poiché i nostri non guardarono né a stato sociale né a sesso né a età, quasi ventimila esseri umani morirono di spada; compiuta così una grandissima strage di nemici, la città fu interamente saccheggiata e bruciata: in questo modo la colpì mirabilmente il castigo divino»

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...